Società
Organigramma
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La nostra storia in breve
Risale all’anno 1991 la prima esperienza ufficiale di “Calcio al Femminile” nella città di Schio. Si tratta dell’Associazione Calcio Magrè, una piccola società che disputa due dignitosi campionati in serie C2 (l’attuale serie D). A Schio, dove il calcio maschile ha già una lunga tradizione, si comincia, così, a parlare anche di Calcio Femminile.
Due anni dopo, dalla fusione tra l’Associazione Calcio Magrè e il Santa Croce, nasce la società Scledum ‘93, la cui squadra femminile assume il nome di A.C. Scledum ’93. La scelta del nome è un significativo tributo alla città e un segno dell’attaccamento a un contesto sportivo che, da molti anni, alimenta esperienze importanti, non solo in ambito calcistico.
I primi passi non sono facili: lo scontro con le più quotate squadre avversarie presenti nel panorama del calcio femminile locale appare difficile e, a volte, proibitivo ma, di lì a qualche tempo, l’esperienza e la determinazione portano lo Scledum in serie C. Il campionato 1996/1997 segna la consacrazione della squadra: l’impegno e la tenacia, uniti alla professionalità e alla tecnica apprese faticando sul campo, danno vita a una stagione davvero esaltante caratterizzata da una striscia positiva di trentuno risultati utili consecutivi con un solo pareggio. Qualche anno dopo, c’è un’amara quanto discussa retrocessione, ma la squadra reagisce prontamente, riconquistando nuovamente la C.
Le ragazze, nel frattempo, vengono affidate tecnicamente a Lele Sella, aiutato da Marco Soliman e Samuele Sbabo, i quali danno il via ad un meraviglioso quinquennio di successi.
Nel 2005, lo Scledum agguanta la promozione in serie cadetta con il dichiarato obiettivo della salvezza E’ un traguardo importante, inseguito per anni, che genera grande entusiasmo e lascia sperare in una svolta che coinvolga anche l’assetto societario, e nello stesso anno vince Coppa Veneto e Supercoppa.
Il primo anno di serie B si rivela assai più brillante del previsto: la squadra conquista il terzo posto in campionato rivelandosi la vera outsider della stagione. In campo, si vede un buon calcio fatto di sano agonismo e di fantasia. La lotta contro squadre di alto livello è dura ma non è impari e lo Scledum si dimostra formazione ambiziosa e capace di attirare su di sé l’attenzione degli addetti ai lavori e i complimenti sinceri di società assai più blasonate.
Con l’approdo in serie B, si impone la creazione della formazione Primavera, accolta con grande entusiasmo in quanto prova di una sempre maggiore voglia di “Calcio al Femminile” espressa dalla realtà locale. La Primavera offre, inoltre, la possibilità di promuovere nuove giocatrici garantendo, così, il futuro ricambio alla prima squadra. Le giovani leve hanno presto la possibilità di farsi conoscere: alcune esordiscono quasi subito in Prima Squadra conquistando la fiducia e la simpatia di società e di pubblico.
Nel luglio del 2006, lo Scledum ’93 è protagonista di una scissione societaria: decidendo di proseguire il suo cammino da sola. Le ragazze continuano la loro avventura in serie B sotto la denominazione di A.S.D. Exto Scledum ’06. Le prime scelte della nuova dirigenza guardano dritto al futuro con la creazione della categoria Esordienti : un’altra rosa che contribuisce ad accrescere il parco giocatrici con l’obiettivo di assicurare continuità e rinforzi alla prima squadra. Non si tratta però solo di scelta tecnica: c’è anche la volontà di dare alle bambine e alle ragazze la possibilità di crescere in seno a un gruppo organizzato secondo i valori di un modo fresco e pulito di fare e intendere lo sport.
Ultima novità nel 2007/2008, è il cambiamento di nome in a.s.d. EXTO SCHIO 06.
Il calcio delle donne
La presenza della donna nello sport non è certo un fenomeno in declino. Negli ultimi anni, lo sport al femminile è addirittura cresciuto per numero di addetti, discipline e per qualità delle competizioni. Dopotutto, esistono specialità in cui le donne eccellono e manifestazioni in cui hanno saputo conquistarsi un ruolo e un peso importanti. Senza scomodare l’atletica, basti pensare al tennis o al volley.
Ciononostante, buona parte dello sport pare ancora declinabile prevalentemente al maschile. Lo dimostrano diversi fattori: tra tutti, il fatto che, con le dovute eccezioni e a parte qualche recente e significativo cambiamento di rotta, le competizioni maschili attirano l’attenzione della massa e degli addetti ai lavori, sponsor compresi, più di quanto facciano le competizioni femminili di pari livello. E non occorrono grandi ragionamenti per capire che la maggiore capacità di attrazione da parte delle società maschili determina, per queste società, un maggiore afflusso di finanziamenti da parte pubblica e privata, rendendo ancor più difficile la crescita di società votate al coinvolgimento delle donne.
Il calcio è, senza dubbio, uno sport a vocazione maschile per tradizione e caratteristiche richieste agli atleti. Ma questo non rappresenta né può rappresentare un limite assolutamente invalicabile: ne è prova la circostanza che, in Italia e all’estero, esistono società di calcio femminile ben strutturate e capaci di attrarre importanti sponsorizzazioni. Dopotutto, pregiudizi e tradizione a parte, non sembrano esserci ostacoli insuperabili che impediscano a una donna di sviluppare una adeguata preparazione in ambito calcistico né vi sono elementi che impediscano a una squadra femminile di giocare un buon calcio sotto il profilo tattico e sotto il profilo tecnico. Il presunto svantaggio atletico derivante dalle indeclinabili diversità fisiche non rappresenta certo un limite e appare piuttosto pregiudiziale ritenere che una donna non possa comprendere il calcio e non possa viverlo con professionalità e con determinazione pari a quella di un uomo.
A conti fatti, l’ostacolo più grande di un calcio formato donna è costituito proprio da quella sottile linea discriminante che, anche in ambito sportivo, tende ancora a segnare un confine tra maschio e femmina. Nessuno nega che il calcio maschile sia qualcosa di diverso da quello femminile e nessuno coltiva in animo il desiderio di sottrarre il primato al primo, che piace a tutti e che continuerà a rappresentare l’aspetto autentico di questo sport: ciò che appare fondamentale è condividere l’idea che possa e debba esistere anche un calcio delle donne, con le sue caratteristiche e le sue emozioni, con la sua autonomia e la sua bellezza, con la sua diversità e la sua ambizione.




